5a Testimonianza

Sclerosi multipla

Testimonianza di uno Psichiatra anonimo

Il caso di una paziente la cui perdita di coordinazione muscolare si era rivelata un sintomo precoce della sclerosi multipla ci è stato sottoposto dal suo psichiatra. Per diversi anni, questi aveva cercato di indurla ad abbandonare l’abitudine di fumare la modica quantità di marijuana di cui lei si serviva, all’ora di andare a letto, per scongiurare la sua insonnia cronica. Dopo averla convinta a smettere, egli venne da noi a chiedere consigli quando si rese conto che la cannabis aveva sempre tenuto nascosti i sintomi della sclerosi multipla, che non le era mai stata diagnosticata in precedenza; l’atassia si presentò quando lei smise di fumare e scomparve quando lei riprese. Lo psichiatra era preoccupato perché pensava che la marijuana fosse altamente tossica; gli assicurammo che non lo era, e questo lo sollevò dai suoi timori. La sua paziente racconta la sua storia:

Finalmente ero arrivata dove volevo. Alle carenze della mia istruzione avevo – Sclerosi Multipla – Psichiatra anonimosopperito con lunghe ore di duro lavoro e con l’aiuto del capo che tutte le giovani donne d’affari sognano. A vendo cominciato a ventun anni come l’impiegata peggio retribuita in una piccola società della mia città, mi ritrovavo ora, a quarantacinque anni, a essere uno degli amministratori finanziari di un ‘impresa di elettronica con un fatturato da miliardi di dollari.

Il lavoro era duro, frenetico e impegnativo, ma molto soddisfacente. Scendere di giri alla fine della giornata era difficile, e trovavo che fumare una piccolissima quantità di marijuana all’ora di andare a letto mi permettesse di rilassarmi e prender sonno. Nel 1986 erano ormai circa quindici anni che fumavo e non mi preoccupavo della possibilità che una quantità così modesta mi facesse male. In merito a questo, dal 1986 al 1989 non ho fatto che combattere una pacifica battaglia con il mio psichiatra. Sentivo che la mia esperienza era del tutto positiva e che qualsiasi effetto negativo avrebbe già dovuto manifestarsi, nell’arco di quindici anni. Il mio dottore, comunque, pensava che non avrei dovuto fare uso di una droga non controllata e, tra parentesi, illegale.

Nell’ottobre del 1989 acconsentii a sostituire la marijuana con il Desyrel [trazodone, un antidepressivo con proprietà sedative]. Anche se non era altrettanto efficace e al mattino mi risvegliavo con il cerchio alla testa, la sostituzione sembrò accettabile per qualche giorno. La sesta mattina, tuttavia, mi resi conto che avevo perso gran parte della mia capacità di stare in equilibrio. Riuscivo a malapena a mettermi in posizione eretta o a camminare senza sostegno. Mentre stavo guidando, diretta allo studio del mio dottore, scoprii anche che quello che chiamo “il mio pilota automatico” era stato disattivato. Le attività che normalmente svolgevo in modo inconscio, come guidare, ora richiedevano un impegno consapevole. Dovetti perfino riimparare da quale parte girare la chiave per aprire la macchina. Inoltre mi sentivo più stanca di quanto non fossi mai stata prima.

Nelle sei settimane seguenti non presi nessun tipo di medicinale, nemmeno l’aspirina, mentre i dottori mi sottoponevano a esami per ogni malattia nota alla medicina occidentale. Durante questo periodo le mie condizioni non migliorarono. Dopo le analisi ricevetti la notizia devastante che soffrivo di sclerosi multipla, una malattia nervosa incurabile contro la quale c’erano poche possibilità di impostare una terapia sensata. Sebbene mi fosse stato detto che i sintomi della SM vanno e vengono senza preavviso, l’evidente coincidenza mi intrigava, e con esitazione sollevai la questione della marijuana con un neurologo. Ricevetti una rabbiosa lavata di capo e un invito a ritornare solo quando fossi stata in grado di superare un esame antidroga.

A quel punto non potevo lasciar perdere. La logica imponeva che almeno provassi a fumare marijuana. Il mio dottore [lo psichiatra] era ancora contrario, ma in realtà manifestò un certo interesse per ciò che sarebbe potuto succedere, così decisi di cominciare. Circa una settimana dopo notai un miglioramento, e poche settimane più tardi ero in grado di tornare al lavoro alI ‘85% circa del mio normale rendimento.
Il miglioramento poteva anche essere stato spontaneo -la SM è molto volubile -ma io non ero in vena di correre rischi e continuai a fumare fino alla primavera del 1990, quando rimasi senza marijuana e non riuscii a procurarmene dell’altra. Nel giro di una settimana tutti i miei disturbi erano nuovamente gravi.

I miei medici pensavano ancora che fosse una coincidenza, ma io non la pensavo allo stesso modo. Cominciai una ricerca a scala nazionale per potermi rifornire di marijuana e per trovare un neurologo che almeno ascoltasse la mia storia a mente aperta. Trovai la marijuana, ma non il neurologo. Siccome è contro la legge condurre esperimenti che prevedono l’uso di marijuana, non ci sono prove scientifiche delle sue proprietà terapeutiche; e, siccome non ci sono dimostrazioni scientifiche delle sue proprietà terapeutiche, il governo non autorizzerà la sperimentazione.

Quando alla fine ricevetti un po’ di marijuana da un amico e ripresi a fumare, ritornai soltanto al 60% della mia normale efficienza, sicché potevo lavorare soltanto a casa. In seguito, sempre nel 1990, si ripeté la stessa sequenza di eventi, e stavolta ritornai a meno del 50% del mio normale rendimento. Non ero più in grado di lavorare per più di mezz’ ora alla volta. All’inizio del 1991 mi hanno messa a riposo riconoscendomi disabile al 100%.
Ho ancora una piccola scorta di marijuana, e ho paura di quello che succederà quando l’avrò finita. Nel frattempo sto cercando un neurologo che faccia richiesta per me di un “Compassionate IND”, e sto pregando perché le leggi vengano cambiate.

Da questo caso e da altri emergono allusioni al fatto che la cannabis non solo attenui i sintomi della sclerosi multipla spasmi muscolari, tremori, perdita di coordinazione muscolare (atassia) e incontinenza urinaria, insonnia -ma ritardi anche la progressione della malattia. La sclerosi multipla è un disturbo causato da un sistema immunitario sovreccitato; le cure convenzionali prevedono l’uso di steroidi che sopprimono le funzioni immunitarie. Sebbene la marijuana apparentemente non accresca la suscettibilità alle malattie infettive, ci sono evidenze del fatto che il THC abbia un effetto immunodepressivo. Tenendo in mente questo dato, un gruppo di ricercatori ha messo alla prova la propria capacità di scongiurare l’encefalomielite allergica sperimentale (EAE), una malattia che è stata usata come modello di laboratorio della sclerosi multipla sui porcellini d’India. Quando gli animali venivano esposti alla malattia e poi curati con un placebo, tutti sviluppavano gravi forme di EAE e più del 98% moriva. Gli animali curati con il THC avevano sintomi molto blandi o assenti, e più del 95% sopravviveva. A un attento esame, il tessuto cerebrale degli animali curati con il THC si era rivelato molto meno infiammato.